L’etichetta nutrizionale anche per il vino, stimolo per il neuromarketing?

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L’etichetta nutrizionale anche per il vino, stimolo per il neuromarketing?

La Commissione Ue ritiene che anche le bevande alcoliche debbano riportare i valori nutrizionali e gli ingredienti in etichetta sulla confezione.La Commissione europea ha fissato in un anno il tempo a disposizione degli Stati membri, affinché l’industria risponda alle aspettative dei consumatori e presenti una proposta di autoregolamentazione riguardante l’intero settore delle bevande alcoliche che sarà valutata dalla Commissione al fine di adottare una specifica normativa regolamentare. Questa dovrà riguardare in particolare modo le norme sull’indicazione degli ingredienti presenti nel vino e sulla presentazione delle tabelle nutrizionali.

Ma facciamo un passo indietro.

I produttori del settore hanno sempre respinto l’idea di indicare in etichetta gli ingredienti che entrano in gioco nella produzione del vino e riportare la tabella nutrizionale, adempiendo in tal modo al Regolamento 1169/2011, oramai cogente per tutti i prodotti alimentari. Precisiamo che è già possibile e legale, mettere in etichetta gli ingredienti ed i valori nutrizionali del vino. E qualcuno lo sta già facendo. D’altra parte è proprio il Regolamento 1169/2011 che contiene una esplicita deroga per il vino. L’unica eccezione riguarda gli allergeni la cui presenza è da sempre indicata in etichetta (in realtà il più conosciuto degli allergeni presenti nel vino, il solfito, è oggetto di una forte discussione sulla sua indicazione o meno nel caso in cui tali solfiti siano quelli presenti naturalmente nel vino e non quelli aggiunti).

Dalle diverse associazioni di categoria, inizialmente (o per lo meno fino alla decisione della Commissione Europea) scaturisce un no perentorio. Coldiretti attacca, affermando che «l’etichetta nutrizionale sul vino e gli altri alcolici non deve tradursi in un inutile aggravio di oneri burocratici per le aziende vitivinicole, a partire da quelle medio-piccole che contribuiscono in misura importante al nuovo record delle esportazioni di 5,6 miliardi nel 2016». La Confederazione Italiana Agricoltori ritiene l’iniziativa inutile e dannosa.  «Non è pensabile realizzare specifiche etichette per ognuna delle tipologie di vino prodotte: solo in Italia si tratterebbe di mettere mano a oltre 500 denominazioni riconosciute».
Per Confagricoltura l’etichetta «è un costo notevole per il produttore con un effetto nullo sulla protezione dei consumatori. La tabella nutrizionale e la lista degli ingredienti non rientrano, infatti, fra gli elementi di scelta di un vino».
Riguardo l’ultima affermazione, ne siamo sicuri? I consumatori, riuniti a livello Ue sotto la sigla Beuc (Ufficio europeo delle Unioni dei consumatori), da sempre hanno auspicato «un’azione immediata per rendere obbligatoria l’etichettatura», in sintonia con l’industria della birra, il cui settore ricordiamo ha cominciato dal 2015 a «rendere pubblici gli ingredienti così come le informazioni nutrizionali in tutta Europa, seguendo le regole che si applicano alle bevande analcoliche».

Ad ogni modo, lo stato dell’arte sappiamo essere cambiato. La Commissione ha affidato ad un gruppo di esperti uno studio su tale argomento e le risultanze di tale studio sono state rese pubbliche dalla Commissione il 13 marzo 2017. La Commissione sulla scorta dell’indagine effettuata afferma che sulla base delle informazioni disponibili, non vi sono ragioni oggettive che giustificherebbero l’assenza di informazioni nutrizionali e sugli ingredienti delle bevande alcoliche o un trattamento differenziato per alcune bevande alcoliche. La Commissione ha invitato pertanto l’industria a rispondere alle aspettative dei consumatori e a presentare entro un anno dall’adozione della relazione una proposta di autoregolamentazione riguardante l’intero settore delle bevande alcoliche, che sarà poi valutata.

Il settore è pronto? Ed i consumatori? E come potrebbe l’etichetta nutrizionale stimolare il neuromarketing applicato?

Riprendendo la dichiarazione di Confagricoltura “la tabella nutrizionale e la lista degli ingredienti non rientrano … fra gli elementi di scelta di un vino”. In realtà studi e ricerche rappresentano una realtà diversa: i consumatori vogliono essere informati su ciò che bevono. Ed il settore ha iniziato a rispondere alle aspettative dei consumatori. Mentre in passato gli operatori del settore alimentare si opponevano a qualsiasi ulteriore prescrizione di etichettatura, oggi la maggioranza di essi riconosce che i consumatori hanno il diritto di essere informati riguardo al contenuto di ciò che bevono e gli attori di diversi settori stanno sviluppando e realizzando una serie di iniziative volontarie indipendenti o concertate volte a fornire ai consumatori informazioni sull’elenco degli ingredienti, il valore energetico e/o la dichiarazione nutrizionale completa sull’etichetta o altrove. In particolar modo è da notare che un numero crescente di bevande alcoliche presenti nel mercato dell’UE recano già la dichiarazione nutrizionale completa.

Il neuromarketing e la scelta di una bottiglia di vino: A nostro avviso, il Regolamento 1169/2011 deve entrare (e sta entrando) a pieno titolo nel puzzle strategico delle aziende del settore. Non a caso si evince sempre più l’importanza dell’etichetta per la scelta della bottiglia di vino alla luce degli studi recenti di neuromarketing applicate al settore.

Citiamo, solo ad esempio, l’intervento di Vincenzo Russo, professore associato di Psicologia dei Consumi e Neuromarketing dello Iulm, rimandando ad un futuro approfondimento il trattamento specifico dell’argomento

Al Congresso Nazionale Associazione Italiana Sommelier, nel suo intervento dal titolo “Emozioni e sensorialità. Il contributo della neuroenologia alla valutazione del gusto e alla comunicazione del vino”, il prof. Russo afferma “Non siamo macchine pensanti che si emozionano, ma macchine emotive che pensano. Lo affermano ormai numerose ricerche neuroscientifiche, modificando un radicato paradigma che attribuiva alla razionalità un ruolo determinante nei processi decisionali. Oggi sappiamo che le decisioni non sono solo frutto di calcoli e previsioni logiche, ma l’esito di un complesso processo in cui un ruolo determinante è attribuibile all’emozione. La decisione di acquisto di una marca di vino è guidata spesso da “scorciatoie”, ovvero da meccanismi di facilitazione della decisione (la marca, il prezzo, l’etichetta, la bottiglia), da esperienze pregresse o da aspettative fortemente connotate da emotività. Per questo occorre trovare nuove soluzioni di marketing in grado colpire emotivamente. Purtroppo non è così facile”.

L’etichetta ed il prezzo la fanno ancora da padrona, e rimarranno sempre due variabili chiave nel processo decisionale del consumatore. Ma ora l’etichetta non è pià solo etichetta. Come sta evolvendo nel settore alimentare, anche per i produttori di vino sviluppare l’importanza dell’etichetta nutrizionale sarà determinante.

E perchè non ritenere l’etichetta nutrizionale uno strumento per crescere consumatori consapevoli e quindi un volano del “bere consapevole” tra le nuove generazioni?

La sfida per i produttori sarà quella di rivedere in un’ottica di opportunità strategica e di marketing la cogenza della tabella nutrizionale.

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