Prodotti biologici

Come ben sappiamo negli ultimi anni il consumo di prodotti biologici è in netta crescita sia per la continua ricerca di un mangiare sano sia per il rispetto dell’ambiente e del benessere degli animali.

Per poter proporre e commercializzare sul mercato un prodotto biologico si devono seguire linee, normative, processi e procedimenti diversi rispetto ad altri alimenti:

  • gli agricoltori devono sottostare ad un periodo di conversione, prima di produrre e commercializzare prodotti certificati “biologici”
  • gli agricoltori, i trasformatori e i distributori all’ingrosso, devono rispettare le prescrizioni dettate dal Reg. CE 834/2007 e dal Reg. CE 889/2008
  • gli agricoltori, trasformatori e distributori all’ingrosso, sono soggetti ad ispezioni da parte degli organismi di controllo europei o altre autorità per garantire la conformità dei loro processi e prodotti
  • i produttori che risultano conformi ai controlli potranno etichettare il loro prodotto come “biologico”
  • Il Regolamento comunitario prevede che le indicazioni relative al metodo di produzione biologico siano diversificate in relazione alla percentuale di ingredienti di origine agricola vegetali e animali biologici utilizzati nella preparazione
    In ogni caso,il prodotto dev’essere costituito prevalentemente da ingredienti di origine agricola (>50% in peso della totalità degli ingredienti); al fine di determinare se un prodotto sia ottenuto principalmente da ingredienti di origine agricola, non sono presi in considerazione l’acqua e il sale da cucina aggiunti
    Possono essere utilizzati nei prodotti alimentari solo gli additivi, gli ausiliari di fabbricazione, gli aromi (Reg. CE 889/2008 art. 27 e allegato VIII) e altri ingredienti non biologici di origine agricola (Reg. CE 889/2008 art. 28 e allegato IX), solo a condizione che siano stati autorizzati per l’uso nella produzione biologica
  • divieto di coesistenza(Reg. CE 834/2007 art. 19, c. 2, lett. d): un ingrediente biologico non può essere contenuto nel medesimo prodotto, insieme allo stesso ingrediente non biologico o in conversione
  • periodo di conversione(Reg. CE 834/2007 art. 17): per conversione s’intende la transizione dall’agricoltura non biologica a quella biologica entro un determinato periodo di tempo, durante il quale sono state applicate le disposizioni relative alla produzione biologica (art. 2, lett. h). Un produttore agricolo, durante il periodo di conversione, non può etichettare il prodotto come biologico
  • per l’etichettatura dei prodotti biologici devono essere applicate tutte le disposizioni legislative sull’etichettatura generale dei prodotti alimentari (Reg. UE 1169/2011), oltre a quelle specifiche per la produzione biologica
  • i prodotti biologicipossono essere venduti senza imballaggio solo se sono destinati al consumatore finale o ad operatori a loro volta assoggettati al regime di controllo
  • in sostituzione dell’etichetta, i dati identificativi della merce sono indicati sul documento di trasporto o sul documento che accompagna il prodotto.Sui documenti di trasporto, oltre alle diciture previste dalla normativa generale vigente in tema di etichettatura, si dovranno riportare le seguenti indicazioni: riferimento al metodo di produzione (“bio”, “eco”, “biologico”, “in conversione all’agricoltura biologica”), codice identificativo ente di controllo, codice operatore controllato. I prodotti preimballatidevono riportare le indicazioni relative alla produzione biologica sull’etichetta: riferimento al metodo di produzione (“bio”, “eco”, “biologico”, “in conversione all’agricoltura biologica”), codice identificativo ente di controllo, codice operatore controllato
  • i termini riferiti al metodo di produzione biologico, quali “bio”, “eco”, “biologico”,non possono essere utilizzati nell’etichettatura, nella pubblicità o nei documenti commerciali se il prodotto stesso non soddisfa le prescrizioni del Regolamento (CE) 834/2007
  • non possono essere utilizzati per un prodotto la cui etichetta o pubblicità indichi che contenga o sia costituito o derivato da OGM conformemente alle normative comunitarie. La normativa relativa alla produzione biologica si è adeguata alla normativa generale in materia di etichettatura, relativamente alla contaminazione accidentale o tecnicamente inevitabile di OGM, con il limite di 0,9%; il limite di contaminazione accidentale per i prodotti biologici, prima dell’entrata in vigore del CE 834/2007, era di 0,1%.

Il Regolamento comunitario prevede che le indicazioni relative al metodo di produzione biologico siano diversificate in relazione alla percentuale di ingredienti di origine agricola vegetali e animali biologici utilizzati nella preparazione di un alimento. In ogni caso, il prodotto dev’essere costituito prevalentemente da ingredienti di origine agricola (più del 50% in peso della totalità di ingredienti), altrimenti non è possibile fare alcun riferimento al biologico in etichetta.

 

Prodotti con percentuale di ingredienti di origine agricola biologica uguale o superiore al 95%
Il termine “biologico” e i rispettivi derivati e abbreviazioni, quali “bio” o “eco”, possono comparire nella denominazione dell’alimento solo se gli ingredienti di origine bio siano identificati nella lista degli ingredienti (con un asterisco); gli ingredienti che non sono di origine agricola (additivi, coadiuvanti tecnologici, etc.) siano contemplati dal Reg. CE 889/08; gli ingredienti di origine agricola non prodotti con metodo biologico rientrino tra quelli autorizzati dal Reg. CE 889/08.

I riferimenti e l’indicazione della percentuale degli ingredienti biologici compaiono con colore, dimensioni e tipo di caratteri identici a quelli delle altre indicazioni nell’elenco degli ingredienti (Reg. 834/2007 art. 23).”


Fonte: www.to.camcom.it


Il mondo del Bio ogni anno lancia sempre nuovi prodotti, al salone internazionale del biologico e del naturale “SANA 2018” abbiamo trovato: i taralli zenzero e curcuma, gli estratti bio, farina di riso, biscotti alla spirulina, cialde e capsule compostabili di caffè, capsule di Tè al Matcha, zucchero integrale di canna, birra al bambù.

 

Un po di numeri

L’agricoltura biologica sta prendendo sempre più campo sul nostro territorio nazionale. Solo dal 2010 la superficie coltivata è aumentata di 800.000 ettari, un incremento del 71%. I dati elaborati dalla SINAB confermano che la maggior parte delle colture biologiche sono presenti nel Sud Italia, mentre in Nord Italia l’adesione al biologico sta crescendo soprattutto in Lombardia ed Emilia-Romagna. Alla crescita esponenziale delle superficie coltivate è direttamente proporzionale la crescita delle aziende specializzate nel settore. Negli ultimi 7 anni è stato rilevato un incremento degli operatori del settore, circa il 59% in più, tra aziende agricole, preparatori industriali, distributori e importatori. Secondo i dati ISTAT, la superficie coltivata a biologico sul totale della superficie coltivata in Italia, interessa il 15,4% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) nazionale. Il numero delle aziende agricole in quota rappresenta il 4,5% delle aziende agricole totali.

 

E i consumi?

Si attribuisce al consumo interno del prodotto biologico un valore di circa 2,5 Mld di euro. Nel 2017, rispetto all’anno precedente, viene registrato un incremento del 10%. L’ortofrutta biologica risulta la categoria a cui il consumatore rivolge maggiore attenzione, per la qualità e salubrità dei prodotti certificati. La crescita del fatturato nel biologico è stata determinata grazie anche al ruolo ricoperto dalla GDO (Grande Distribuzione Organizzata) che sta credendo e investendo nel biologico.


Fonte: www.sinab.it


Nel 2018 le vendite di biologico hanno superato i 3,5 miliardi, l’8% in più rispetto all’anno precedente e tra i 10 prodotti bio più venduti ci sono uova, confetture, gallette di cereali soffiati, bevande sostitutive del latte, pasta di semola, olio evo, yogurt intero, verdure e biscotti. Sono i dati sul mercato italiano del bio presentati da Nomisma a Marca 2019, il Salone Internazionale sui prodotti a Marca del Distributore, nell’ambito del convegno “Tutti assieme appassionatamente. Come gestire una linea biologica e vivere felici”, organizzato il 17 gennaio nell’ambito della Fiera dall’associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici, AssoBio. Le rilevazioni di Nomisma hanno incrociato i dati delle vendite della grande distribuzione e del canale specializzato evidenziando che gli acquisti nella Gdo rappresentano circa il 45% del totale con un tasso di crescita del 14%, soprattutto in supermercati e ipermercati, dove chi acquista bio lo fa per comodità (33%), convenienza (13%) e assortimento (12%).
Lo studio mette in evidenza che anche in questo settore la marca del distributore (Mdd) costituisce ormai un vero e proprio brand, rappresentando da sola il 41% delle vendite nella Gdo (+11%). In base ai dati si osserva anche una crescita del trend legato a un’alimentazione, non solo sana, ma anche eco-sostenibile: il 52% acquista biologico alla ricerca di maggiori benefici sulla salute o per consiglio del medico; il 47% ritiene che il marchio bio sia garanzia di maggiore sicurezza e qualità dei prodotti; il 26% motiva l’acquisto con l’attenzione alla salvaguardia dell’ambiente. Tra i driver di acquisto troviamo l’origine italiana delle materie prime (58%), la qualità degli ingredienti (54%) e il metodo di produzione (46%) nel suo complesso.


Fonte: www.italiaambiente.it